Archive for the ‘Recipes’ Category

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Irish bread

In Everyday life in Derry,Recipes on 8 febbraio 2011 di lucia2323

Tra i prodotti da forno che abbiamo provato a Derry, oltre agli scones, alle baps e alle girelle di pasta sfoglia al cinnamon (amazing!), non sono mancati soda bread, potato bread e wheaten bread (chiamato anche brown soda bread).
Quest’ultimo in particolare è quello che accompagna quasi ovunque la Soup of the day: è marroncino, morbido e quasi dolce, al punto che sembra più una torta che un pane.
Con un po’ dell’immancabile burro, è la fine del mondo inzuppato nella soup.
Ero convinta che si trattasse semplicemente di pane integrale.
A ben guardare invece, si tratta di un soda bread, cioè pane lievitato con bicarbonato di sodio, fatto con farina integrale e con buttermilk, cioè latticello, sostituito da noi con un po’ di yogurt.

Di ricette online ce ne sono un sacco….in questi tre mesi ho incontrato più di una volta libricini di ricette, anche sul pane, ma siccome non mi piacciono le ricette senza immagini, nessuno di loro mi ha mai conquistato.
Tra le tante ricette sul web, questa mi sembra sensata:

Wheaten bread

350 gr di farina integrale
100 gr di farina manitoba
300 ml di latticello (sostituire con yogurt)
1 cucchiaino colmo di bicarbonato di sodio
2 cucchiaini di sale (anche meno se si vuole sentire più il dolce che il salato)
2 cucchiaini di zucchero (oppure miele)
Alcune ricette aggiungono anche burro oppure olio (si potrebbero mettere un paio di cucchiai di olio oppure 30 gr di burro) o addirittura un uovo.

Opzionale si possono aggiungere infine: fiocchi d’avena e semi vari a piacimento.

Una volta impastati tutti gli ingredienti e ottenuta una palla liscia e omogenea (non va lavorato a lungo, bensì piuttosto rapidamente), si fanno due tagli perpendicolari e si può bagnare la superficie con latte e spolverare di zucchero.
In alternativa alla pagnotta si può mettere l’impasto in uno stampo da plumcake e ottenere la forma lunga.

Cuocere in forno caldo a 210° per 15 minuti, poi abbassare a 190°/180° e cuocere ancora mezz’ora.
Riguardo alla cottura le ricette divergono pesantemente: dopo aver provato, potrò confermare o meno tempi e temperature.

18/02/2011 – AGGIORNAMENTO

Fantastico: testata la ricetta trovata su Internet. Il profumo prometteva bene e anche l’assaggio ha confermato: si tratta dello stesso pane trovato tante volte accanto alle soup nei locali di Derry.
Di yogurt (bianco intero) ne ho messi due vasetti, quindi 250 gr, sostituendo il resto con un po’ di latte per impastare il tutto. E ho messo anche due cucchiai di olio.
La farina: oltre a quella integrale ho messo farina di grano tenero tipo 0, visto che non avevo la manitoba (in pratica è la stessa cosa).
Lavorato poco, giusto il tempo che serve ad amalgamare tutto, messo nello stampo da plumcake, fatti i due tagli, bagnato con latte e spolverato di zucchero, la cottura indicata dalla ricetta è perfetta.
Che dire? Profumo d’Irlanda, grande successo.

Ricapitolo la ricetta testata:
350 gr di farina integrale
100 gr di farina di grano tenero tipo 0 (oppure Manitoba)
250 gr di yogurt bianco intero (= 2 vasetti)
1 cucchiaino colmo di bicarbonato di sodio
2 cucchiaini di sale
2 cucchiaini di zucchero
2 cucchiai di olio
latte quanto basta per impastare il tutto

Cottura: 15 minuti a 210° e poi mezz’ora a 190°, finché è ben abbrustolito.

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Lazy Saturday

In Everyday life in Derry,Recipes on 6 febbraio 2011 di lucia2323

Il tanto sospirato sabato pigro finalmente è arrivato. Svegliarsi tardi (o almeno alzarsi tardi), fare la doccia con calma e poi pranzo e giro nel City Centre, freddo ma affollato.
Mercatino in piazza, gente nei caffè, gallerie aperte e l’occasione di sperimentare un paio di piatti tipici prima di andarsene.
Per la precisione: stew irlandese, baked (o jacket) potato and coleslaw.
In chiusura, torte di vario tipo, tutte discretamente grasse e goduriose.
Semplificando, la stew altro non è che uno spezzatino di carne con patate e carote senza tutto il pomodoro che c’è di solito da noi ma immerso nella salsa creata dalla carne e dalle patate che raggiunge una consistenza molto densa.
Esiste una variante che prevede anche di aggiungere un po’ di Guinness allo stufato.
La baked potato è una patata arrostita intera e poi farcita mentre il coleslaw è una sorta di insalata russa ma fatta con il cavolo bianco.
In serata, Woodstock Revisited: giovani e meno giovani, professionisti o semi-professionisti, per più di 5 ore sul palco a suonare The Who, Janis Joplin, Jimi Hendrix, Jefferson Airplane e molti altri, in maniera impeccabile.
Tanta gente, molti vestiti anni ’70 e quello che era partito come un concerto con tutto il pubblico ordinatamente seduto, diventa una festa scatenata con un sotto-palco super affollato….amazing!

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Blackberry and hazelnut muffins

In Recipes on 19 gennaio 2011 di lucia2323

Ricetta n. 10: semplice ma interessante…

Blackberry and hazelnut muffins

Ingredienti:
250 gr di farina integrale
3 cucchiaini di lievito
75 gr burro
100 gr di zucchero semolato
50 gr di nocciole tostate, più qualcun’altra da mettere sopra
2 uova
250 gr di yogurt bianco
200 gr di more
1 cucchiaio di zucchero di canna

Procedimento:
Mettere la farina e il lievito in una ciotola, aggiungere il burro e mescolare alla farina, poi aggiungere lo zucchero semolato e le nocciole.
Mescolare le uova e lo yogurt assieme e poi aggiungere al composto fatto in precedenza, assieme alla metà delle more.
Distribuire il composto in una teglia da 12 muffin, mettendo le rimanenti more sopra ogni muffin, assieme al resto delle nocciole e allo zucchero di canna. Cuocere per 20 minuti a 180° finchè i muffin sono cresciuti e dorati.

22/02/2011 – AGGIORNAMENTO

La foto avrebbe ingannato e la delusione era troppo grande per farmeli immortalare…
Sarà stato che ho messo un po’ più di more, che il lievito l’ho preso da una bustina già aperta, che la farina era tutta integrale o che 250 gr di yogurt sulla stessa quantità di farina sono troppi….insomma, in forno sembravano ottimi ma hanno fallito miseramente la prova stecchino.
Il giorno dopo, asciugati dall’umidità della cottura, erano quasi mangiabili, ma comunque non una ricetta da riproporre…
Servono modifiche massiccie per renderla presentabile….che delusione 😦

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Hot toddy

In Recipes,Trips on 9 gennaio 2011 di lucia2323

Quando saliamo in macchina alle 9, uno strato di ghiaccio ricopre il parabrezza e decora i bordi della strada. Il sole splende sul paesaggio di fronte, mentre un’enorme nuvola sopra di noi ci intralcia con un po’ di grandine finissima.
In questo road trip l’Irlanda è proprio come ti aspetti che sia: sole e pioggia contemporaneamente, prati verdi, tantissimo vento, pecore e arcobaleni ovunque, alte scogliere e onde dalla spuma bianca.
Mentre il sole sorge verso le 9.30, una folgorazione mi aiuta a capire il fascino di questo luogo d’inverno: disegnando un arco così piccolo in quelle appena 6/7 ore di luce, il sole resta per tutta la giornata molto basso.
Le giornate dell’Irlanda d’inverno sono così una specie di eterno tramonto dalla luce calda e dorata che rende il paesaggio più bello di quello che già è.
Per ammirare i resti di antichi castelli c’è da scarpinare nel fango, scavalcare cancelli di legno ed evitare le tracce di pecore che per brucare un po’ d’erba si spingono ovunque.

Per la strada, un cartello dopo l’altro, sono decine i nomi di paesi che iniziano con Bally, alcuni suonano divertenti, altri terribili.
Una spiegazione comunque c’è:

Bally is an extremely common prefix to town names in Ireland, and is derived from the Gaelic phrase ‘Baile na’, meaning ‘place of’. It is not quite right to translate it ‘town of’, as there were few, if any, towns in Ireland at the time these names were formed. For example, Ballyjamesduff [Place of James Duff] (county Cavan), Ballymoney (county Londonderry). The Irish name for the site of present-day Dublin was ‘Baile Átha Cliath’, which, if anglicised, would be spelt something like ‘Ballycleeagh’. Note that ‘Dublin’ is actually a Viking word. (see more)

Dopo un tè davanti ad un caminetto e un panino in macchina, c’è la visita ad una distilleria che ha da poco festeggiato 400 anni di attività, momentaneamente messa fuori uso dal ghiaccio.
Una guida spedita spiega le fasi che portano acqua, orzo e lievito a sviluppare zucchero e dunque alcool, fino alla quantità desiderata.
Tra contenitori di alluminio e rame, tanti tubi, odore di mela, zucchero e un’alternanza di caldo e fraddo, scopriamo che a fare la differenza tra i vari tipi di whiskey prodotti qui non è solo il numero di anni che lo spirit passa invecchiando, ma anche la botte in cui viene messo.
Per dare al loro prodotto aromi differenti, qui usano botti nelle quali sono stati precedentemente invecchiati altri liquori, dei quali il legno è rimasto impregnato: cherry, bourbon, porto, madeira.
Alla fine del giro, nonostante fossero soltanto le due del pomeriggio, la degustazione era d’obbligo: whiskey al profumo di cherry, cocktail di whiskey e ginger ale e infine Hot toddy.
Ecco la ricetta di quest’ultimo:

La proporzione è: 2 parti di acqua e 1 parte di whiskey.

Per aromatizzare 1 litro di acqua, prendere 3 cucchiai di cannella in polvere e 3 cucchiai di chiodi di garofano interi. Legarli insieme in un panno di lino, mettere il panno nell’acqua e portare ad ebollizione.  Lasciare bollire per 30 minuti (più bolle, più sarà forte l’aroma). Aggiungere poi il whiskey (la metà della quantità di acqua aromatizzata). Aggiungere un pochino di zucchero oppure di miele (volendo anche una fetta di limone).
N.B. Al posto della semplice acqua si può usare anche tè nero.

A detta di un simpatico barista polacco con inglese perfetto (venuto in passato in vacanza in Sardegna!), addetto al banco degustazione, l’Hot toddy è un ottimo rimedio in caso di malanni invernali vari…

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Tortino al cioccolato con salsa al Baileys

In Recipes on 8 gennaio 2011 di lucia2323

Ricetta n. 9: lo so, lo so….un’altra ricetta e soprattutto, un’altra ricetta ipercalorica, ma la soddisfazione di aver finalmente capito qual è il trucco (tutto sommato semplice) per avere un cuore di cioccolato sciolto in mezzo ad una pasta cotta e lievitata, era troppa per non pubblicarla.

Tortino al cioccolato con salsa al Baileys

Ingredienti:
125 gr di farina che lievita
40 gr di cacao
125 gr di burro
100 gr di zucchero
2 uova
6 cioccolatini tondi (li chiama truffle balls, tartufi; immagino che un Lindor o simile andrebbe benissimo)

Per la salsa:
200 ml di panna
6 quadratini di cioccolato bianco
4 cucchiai di Baileys

Mescolare la farina e il cacao insieme.
In un altro contenitore, lavorare il burro con lo zucchero e poi aggiungere le uova.
Aggiungere questo composto alla farina e al cacao.
Mettere una cucchiaiata di questo composto in ognuno di 6 stampini da 150 ml di capacità, aggiungere un cioccolatino nel centro e poi mettere il restante composto sopra distribuendolo nei sei stampini.
Cuocere per 25 minuti a 180°.
Per la salsa: scaldare la panna assieme al cioccolato bianco e quando quest’ultimo si sarà sciolto, aggiungere il Baileys. Mettere la salsa calda sui tortini prima di servire.

17/02/2011 – AGGIORNAMENTO

Per fare una teglia da 12 muffin, la dose giusta è:
190 gr farina che lievita
60 gr di cacao amaro
60 gr di burro sciolto (l’ho molto ridotto affinché i muffin siano senza sensi di colpa)
un pochino di latte (per sostituire il burro mancante, diciamo un po’ meno di mezzo bicchiere, da aggiungere man mano controllando la densità dell’impasto)
140 gr di zucchero (bisognerebbe provare con quello di canna)
3 uova (montare le chiare a neve, per aiutare a sostituire il burro)
12 cioccolatini tondi

Sulla cottura, nulla da dire; non ho provato per ora la salsa al Baileys ma secondo me una pallina di gelato alla vaniglia a fianco e un po’ di zucchero a velo sopra andrebbero alla grande.

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Chocolate hazelnut cheesecake

In Recipes on 6 gennaio 2011 di lucia2323

Ricetta n. 8
(La ricetta prevedeva anche i biscotti al cioccolato ma trovo più interessante un contrasto che smorza: ripieno al cioccolato e base normale o ripieno normale e base con biscotti al cioccolato.
Credo che questa sia comunque una variante speciale, perché non mi risulta la ricotta come costante nella cheesecake. Controllerò.
E’ curiosa anche la cottura a bagnomaria. Assolutamente da provare)

Chocolate hazelnut cheesecake

Ingredienti:

125 gr biscotti secchi
50 gr di nocciole, più altri 50 gr di nocciole tostate per decorare
25 gr di zucchero di canna
25 gr di burro
150 gr di cioccolato fondente fatto a pezzetti, più 100 gr per decorare
250 gr di ricotta
400 gr di formaggio cremoso leggero
200 gr di zucchero semolato
1 cucchiaio di farina di mais
4 uova

Battere i biscotti, le nocciole e lo zucchero di canna al mixer, aggiungere il burro e mixare ancora.
Mettere questo composto nella base di uno stampo di circa 21 cm di diametro e schiacciare in uno strato omogeneo.
Cuocere in forno a 180° per 10-15 minuti, finché questa base sarà dorata
Per preparare il ripieno, sciogliere il cioccolato a bagnomaria.
Avvolgere la circonferenza esterna della teglia con due strati di alluminio, lasciando la parte sopra aperta e mettere all’interno di un’altra teglia profonda.
Battere la ricotta e il formaggio con lo zucchero semolato e la farina di mais, aggiungere piano piano le uova, già sbattute a parte.
Poi aggiungere il cioccolato sciolto e fatto raffreddare a questa mistura.
Mettere questo composto nella teglia.
Tirare fuori la griglia dal forno e appoggiarci le due teglie una dentro l’altra.
Mettere dell’acqua bollente in quella più grande, fino a raggiungere la metà dell’altezza della teglia che contiene la torta.
Cuocere in forno a 180° per 50 minuti.
Quando sarà cotta, la torta sarà leggermente morbida nel centro.
Togliere la teglia più piccola dall’acqua e lasciar raffreddare per un po’, poi
togliere anche l’alluminio per farla raffreddare del tutto.
Tenere in frigo almeno un’ora o tutta la notte se avete tempo.
Prima di servire, decorare con cioccolato fuso e nocciole tostate spezzettate.

20/02/2011 – AGGIORNAMENTO

Non è venuta umida come quelle mangiate nei cafè di Derry, ma devo dire che questa cheesecake non solo è molto buona ma è anche meno pesante e stucchevole di quelle che ho provato in Irlanda.
Nonostante il procedimento di cottura macchinoso, tutto è andato come doveva e il risultato è stato ottimo.
Le modifiche alla ricetta: ho usato una tortiera un po’ più grande (26/27 cm), dunque ho aumentato un po’ i biscotti del fondo e la torta è venuta più larga e bassa, con un migliore rapporto tra i due strati, a mio parere.

Le dosi modificate per il fondo:
225 gr di biscotti secchi
70 gr di nocciole
40 gr di zucchero di canna
20 gr di burro
latte per far appiccicare il tutto

Sul ripieno, nulla da dire, a parte il consiglio di montare a neve le chiare delle uova per ottenere un risultato più soffice e leggero.
Inoltre, forse è meglio tirare fuori formaggio, ricotta e uova un po’ prima dal frigo altrimenti il cioccolato fuso si rapprende subito al momento di mescolarli assieme.
Tenuta una notte in frigo il giorno dopo è molto ben rassodata.

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Non chiamateli biscotti

In About learning English,Everyday life in Derry,Recipes on 31 dicembre 2010 di lucia2323

Nonostante sia qui da quasi 8 settimane, i supermercati continuano a sorprendermi per la varietà di biscotti e dolcetti vari messi in fila sugli scaffali.
La divisione è più o meno questa: ci sono le barrette al cioccolato, caramello e simili (che sono quelle che si trovano in vendita ovunque, coi giornali, con i trucchi….), poi ci sono i dolci freschi e confezionati (torte, muffins e simili) e poi ci sono i biscotti.
Niente sacchetti come da noi, quasi tutti sono incartati a forma di tubo.
Ci sono quelli semplici e quelli “conditi” da cioccolato, caramello, noci, cereali, frutta secca, creme al bourbon o altri aromi.
Ma anche nella categoria dei biscotti semplici esistono molte diverse tipologie.
Finora ho cercato di variare. Il problema è che ogni volta ne incontro uno più buono dell’altro e allora diventa una malattia e per due settimane  mangio solo quel tipo. Poi cambio.
Ora ho deciso di tentare di capire cosa differenzia i digestive dai cookies, i nice dagli shortbread e le marie dai rich tea.
E poi, che differenza c’è tra cookie e biscuit??

Negli USA, cookies and biscuits sono due cose molto diverse.
I cookies sono quello che intendiamo noi con “biscotti”, mentre i biscuit sono una specie di pane morbido, qualcosa di simile agli scones.
In Inghilterra invece chiamano biscuit quelli che per gli americani sono cookies, mentre per gli inglesi i cookies sono soprattutto quelli con le gocce di cioccolato.
Long story short, negli USA bisogna farci attenzione, qui un po’ meno.

Passiamo alle varie tipologie: il più diffuso è sicuramente il digestive, così chiamato secondo Wikipedia, perché in origine si pensava che la presenza di bicarbonato di sodio potesse davvero aiutare la digestione.
Quello che li contraddistingue sembra essere la farina integrale e il bicarbonato di sodio.
Rispetto ai pacchi contrassegnati come generici cookies, danno l’impressione di essere meno burrosi, un po’ più secchi.
Un po’ di ricette di digestive.

L’altro tipo molto diffuso sono gli shortbread che da dizionario dovrebbero essere l’equivalente della nostra pasta frolla, come sinonimo di shortcake.
Wikipedia però li distingue e per il primo tipo parla di farina di avena e non di uova, mentre dagli ingredienti il secondo sembra più simile alla pasta frolla.

Il rich tea è un tipo di biscotto nel quale sono inciampata durante la ricerca di qualcosa di più secco e meno grasso e in effetti è un biscotto molto semplice, senza sensi di colpa, fatto con oli vegetali ed estratto di malto.

Stesso discorso per il Marie biscuit, sempre secco ma con un aroma di vaniglia.

Una sopresa sono stati invece i Nice biscuits. Trovati nella serie dei biscotti Basic, pensavo che la dicitura “nice” fosse un semplice aggettivo per dire che erano biscotti comuni, appunto basic.
Il loro profumo (che non riuscivo ad identificare) mi ha stordito mentre li schicciavo per fare il salame di cioccolato e ho dovuto ripetere a tutti che no, non ci avevo messo il cocco dentro, per poi scoprire che sono proprio i nice biscuits ad avere l’aroma del cocco.

Veniamo alla scoperta più recente, acquistata ma non ancora testata: Arrowroot biscuits, cioè biscotti con la fecola di maranta (ovviamente non lo sapevo quando li ho presi..) ottenuta dalla radice di questa pianta originaria delle foreste pluviali. Mah.