Archive for the ‘Ritorno’ Category

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On my way back home

In Ritorno on 13 febbraio 2011 di lucia2323

L’autista che ci viene a prendere alle 2.45 di notte ci saluta con un “Good Morning” che suona quasi ironico.
Dopo aver lottato per incastrare dieci valigie in un taxi da 7, si parte per Belfast sfidando la nebbia.
Lungo la strada mi godo quella che potrebbe essere la più lunga conversazione in inglese dei tre mesi e mezzo a Derry.
Il viaggio è pesante ma abbastanza tranquillo, a parte la solita ansia da cambio di gate all’ultimo minuto (in un aereoporto grande come una città, non è cosa da poco): tra un panino e un biscotto, svariati pisolini e mezzi di trasporto di vario tipo, 20 ore di viaggio ci riportano a casa.
Arrivati a Milano continuo a dire “Hello” alle persone che non conosco e a prepararmi in testa le frasi in inglese, faticando a riprendere mano con gli euro, almeno nel contarli a colpo d’occhio.
Il mood non ha nulla a che vedere con il viaggio di andata dello scorso Novembre: dove c’erano eccitazione e voglia di conoscersi, ora ci sono la stanchezza e la tristezza di separarsi.
Salutarsi è uno strazio.
Adesso so cosa avrei dovuto rispondere nel questionario di selezione per questo progetto Leonardo, alla domanda “Che cosa ti spaventa, quali pensi potrebbero essere gli aspetti negativi di partire?”.
Non la mancanza di casa o degli amici, non la paura di non essere adatti alla vita o al lavoro all’estero, ma di affezionarsi troppo ai posti e soprattutto alle persone che avrei conosciuto!
È stato bello condividere questo Leonardo con voi ragazzi/e, mi mancherete!

 

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Goodbye Derry

In Ritorno on 12 febbraio 2011 di lucia2323

La giornata più lunga del Leonardo a Derry scorre lentissima.
I saluti vanno avanti ormai da circa tre giorni e non si fa altro che baciarsi e augurarsi un good trip con la scusa che non si sa se ci si rivede  o meno.
La casa è un via vai di gente, buste, ultime compere, vettovaglie per il viaggio, nuovi arrivati che già fanno capolino prima ancora che i vecchi se ne siano andati…
Tra una partita a biliardo e una pasta e fagioli alle undici di sera, si cerca di spostare in avanti più possibile l’orologio biologico, affinché saltare la notte di sonno e partire alle 3 sembri una cosa quasi normale.
Si aspetta e si tira tardi un po’ come a capodanno, ma in questo caso è peggio perché la “mezzanotte” non sarà che l’inizio di un’intera giornata di viaggio.
Si prevedono lacrime a volontà in quel Milano, perché lasciare Derry è triste ma salutarsi lo sarà ancora di più.

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Left-overs

In Everyday life in Derry,Ritorno on 11 febbraio 2011 di lucia2323

Ormai ci siamo: ultimo giorno a Derry, la valigia pronta e il biglietto per stanotte.
Negare è inutile. Game over.
In tre mesi ho scritto molto più di quanto avrei osato sperare, anche se tanto altro ci sarebbe stato da scrivere o da notare.
L’ultimo giorno si svuota il frigo e si finiscono gli avanzi: anche su questo blog c’è una discreta lista di spunti non sviluppati che non merita il cestino.

Capelli e Derry girls:
L’attività commerciale più diffusa a Derry sono i saloni di parrucchieria: da uomo o da donna, sono grandi, chic e ovunque.
Le ragazze, oltre ad andare in giro con tacchi o zeppe altissime e senza calze nè cappotto in mezzo al gelo, adorano le cotonature e danno vita con i loro capelli ad impalcature dotate di vita propria, un po’ anni ’60.
Laddove in genere, davanti allo specchio del bagno di un locale, ci si passa una mano per disciplinare la capigliatura, loro se la arruffano quanto più possibile.

Luci e ombre:
La conseguenza di avere giornate molto brevi durante l’inverno non è solo quella tonalità calda che la luce dà al paesaggio, ma anche il fatto che ai piedi di ognuno per strada ci siano affascinante ombre lunghissime e affusolate.

L’alcool
La passione dei giovani (e non solo) per l’alcool è un tema che una parte della popolazione considera un problema preoccupante.
Lo sappiamo, l’Irlanda è il paese della birra: si entra nel pub a metà pomeriggio e si beve fino a sera.
Ma questa cosiddetta “abitudine culturale”, qualunque sia la sua origine, può forse darsi che abbia perso lungo la strada il suo senso originale per diventare semplicemente un grosso problema e un pessimo esempio per i giovani, ancor più che da noi?

L’accento
Alcuni derriani ti chiedono: “Se devi imparare l’inglese, che ci fai a Derry?”, mentre altri sostengono che ci siano accenti molto peggiori del loro, a cominciare a quello di Belfast, passando per Dublino fino allo scozzese.
Molti di loro non si rendono conto di quanto sia difficile per uno straniero comprenderli: se gli dici che fatici a capirli, danno per scontato che il motivo sia la velocità con cui parlano.
In realtà, oltre a mangiarsi le parole, quello che fanno è proprio cambiare i suoni delle lettere.

Italians
Ho sempre creduto di avere un nome semplice, normale, facile da pronunciare.
Bè, non e’ così: se i derriani sono incuriositi o in difficoltà  a dirlo per la prima volta, francesi e spagnoli proprio non ce la fanno a non chiamarmi Lùcia (cioè il maschile di Lucio).
Un’altra cosa che ignoravo è quanto il nostro modo di gesticolare sia unico.
Ok, gli italiani gesticolano un sacco, più di chiunque altro e ora me ne rendo conto molto meglio di prima (ma come fanno gli altri a tenere le mani così ferme mentre parlano?!?) ma una serie di gesti che avrei detto universali sono invece profondamente italiani e sconosciuti al resto del mondo.

Uguali e contrari
Si guida a sinistra, le barrette di cioccolato sono ovunque, le maniglie si chiudono come si dovrebbero aprire e viceversa, le patatine hanno dei gusti assurdi (roast chicken, barbecue roastbeef, cheese and onion, salt and vinegar, ecc…), il pangrattato come lo intendiamo noi non esiste, le medicine costano nulla e le sigarette un sacco, i rubinetti caldo e freddo sono separati (maledetti) e invece di comprare delle scarpe adatte alla neve, la gente preferisce mettersi i calzini sopra le scarpe normali, così come sgommare per strada (o spingere in caso di difficoltà) piuttosto che mettere le catene.

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È già mercoledì…. e io no

In Ritorno on 9 febbraio 2011 di lucia2323

Non è solo la citazione di un libro di Bergonzoni ma è proprio la sensazione di oggi.
È già il mercoledì della settimana della partenza (2 days to go!) ma non sembra.
Domani è l’ultimo giorno in ufficio, ma non sembra.
Perché quando parti per un periodo lungo e pensi a quando terminerà, hai come l’idea che verso la fine qualcosa ti dirà che quella è una settimana diversa dalle altre, che è l’ultima e in qualche modo ci arriverai preparato al momento di salire sul taxi e dire Goodbye a quel posto.
E invece no.
E invece l’ultima settimana arriva come tutte le altre e l’ultimo mercoledì sembra un banale mercoledì come ogni altro, mentre non lo è.
A parte chi ti ricorda che questa è l’ultima cena insieme, l’ultima uscita insieme, l’ultima pasta, l’ultima torta, l’ultima lasagna, ecc ecc…. per il resto tutto sembra molto normale e forse da un lato è meglio così.
Dall’altro, prevedo saluti bagnati e appiccicaticci.

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Sadness

In Everyday life in Derry,Ritorno on 7 febbraio 2011 di lucia2323

Ora che anche il pacco è partito (rischiando di scambiare la Sicilia con le Marche per colpa di un corriere a dir poco frettoloso, maleducato e disattento), i giorni rimasti sono davvero pochi, anche se sembra che ognuno di loro sia lunghissimo. Dopo una domenica di riposo, biliardo (!) e scotch marrone a go-go, il lunedì è ora di pensare alle valigie, cominciare con le ultime lavatrici, riconsegnare i libri in biblioteca e svuotare gli scaffali dalle ultime scatolette. Triste, ma ci tocca.